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ticato il cappello nella bottega, ma quando se n'accorse non pensò a tornare indietro ; continuò a scappare. Dissero poi che fosse un tristo, che bazzicava volentieri colla polizia.

Anche il nostro padrone, il sig. Giovita . ", ch' è, un buon italiano, ha chiuso il suo magazzino, ma, in segno di contentezza, al momento di lasciarci andare pe' fatti nostri, ci ha detto : "Durasse la rivoluzione un anno e dovessi tener chiuso il negozio, il vostro salario ve lo pagherò sempre, e anche anticipato, se volete. ". - A me ha detto : " Vai subito alla bottega di tuo padre, Faustino ! " Mi diede uno scappellotto e un kreuzer e io scappai via come un uccello. Che perla di padrone !

Invece io corsi in Piazza Vecchia; nulla! " sarà per dopo mezzogiorno " dicevano alcuni popolari che erano li come a far la posta.

Fatto il nostro frugale desinare, mio padre mi prese con sè: dopo la mia scappata del giorno di S. Faustino non si fidava più, il brav'uomo, di lasciarmi a me stesso nelle ore libere. E, come tutti allora facevano, un passo dopo l'altro, si capitò anche noi in Piazza Vecchia.

Dei del cielo! Non mi ricordavo d'averci veduto mai tanta gente! Gente d' ogni età e d'ogni condizione : popolani in gran parte, ma vi erano in buon numero anche le persone civili, nè mancavano le donne e neppure i preti. Insomma, si poteva ben dire che tutti i ceti della cittadinanza fossero là proporzionatamente rappresentati.

A un certo punto la folla prende a ondeggiare come deve fare il mare quando comincia a levarsi il vento.

Si grida : " Dagli della corda e del sapone ai tedeschi esosi ! Dagli del piombo, non dell'oro! Quei due non devono più ritornare in Castello! Li vogliamo nelle mostre mani, come ostaggi!"

Si capi allora che alla Loggia si trovavano due


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