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ringò gli ospiti valorosi, cui rispondeva il Monti, un'unica speranza riconfortarlo nell'esilio venturoso, quella che divideva co' suoi, d'una Italia futura [1].

Ma l'Austria intanto armava: e ben disse il Manin, non essere governo fra di noi, ma esercito accampato in paese nemico. Il castello di Brescia veniva rimarginato, rafforzato di terrapieni, di lunette, di bastionate, rimunito di 30 mortai; instaurata e provveduta la rocca d'Anfo, e tre vapori solcavano armati il lago di Garda vigilandone i porti e le costiere. Avresti detto paventasse l'Impero una seconda riscossa; mentre gl'illusi mandati a Vienna se ne tornavano di là come n'erano andati; e il povero Saleri, cui veniva da un periodico attribuita la conservazione del Senato lombardo-veneto, vide il Senato trasferito a Vienna! Vero è che al principiare dell' anno usciva uno statuto regolatore nelle cause criminali della procedura pubblica ed orale, del processo di accusa e della istituzione dei giurati [2]; ma con tante riserve e clausole restrittive, che quelle insolite concessioni n'andavano in dileguo. E poichè non tutti gli emigrati avevano profittato dell'amnistia del 12 agosto 1849, irato lo Schwarzemberg governatore di non vederli tornati alle obbedienze, con un proclama del 7 marzo 1850 loro intimava l'immediato sequestro d'ogni avere [3].

Del resto, la libertà dello scrivere ogni dì menomata nei fogli di parte cittadinesca, la si godevano sconfinata i periodici della tirannide, a tutti sovrastante, non solo per la mole, ma ancora pel modo più solenne di trattare le materie, la Civiltà Cattolica [4] .

  1. Gazzetta di Brescia.
  2. COPPI, Ann. 1850, art. 28.
  3. COPPI, id. art. 30.
  4. RANALLI, Storia ital. t. IV, p. 252.

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