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te a compenso e premio degli ufficiali. Poi il comando della città passò al tenente maresciallo Appel, capo del terzo Corpo d'esercito, il quale alle due pomeridiane entrò in Brescia, e subito chiese del Municipio. Il Sangervasio e i suoi due giovani assistenti volentieri v'accorsero, sebbene non fosse senza loro pericolo, e modestamente ricordavano all'Appel, essersi la città data sotto fede che sarebbersi rispettati gl'imbelli, i rassegnati, gl'inermi; e però pregavano che si frenasse la licenza militare, che le porte e le vie della città si liberassero ai commercii, e che anche nel punire non si procedesse più a capriccio, e a furore de' soldati. Aspramente rispose il Tenente Maresciallo: Non essere tempo di misurati consigli, ma di rigida giustizia; i municipali non a parlar di patti e a muover querele, ma pensassero invece a dargli in mano i capipopolo, o a denunciarglieli; a far subito sparire ogni traccia delle infami barricate, a riaprir le botteghe, a rassettare il selciato. Conceder loro per questo un termine di 6 ore, e facoltà di usar co' renitenti la forza e le pene; badassero però che anch'essi colla forza e colle pene sarebbero stati astretti a compiere l'ufficio loro.

Così li accomiatò minacciando. Poco dopo il Sangervasio, avuto per indizii e per


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