Sono qui raccolte immagini relative a riconoscimenti e decorazioni del periodo storico in cui si verificò l'insurrezione bresciana.
Il materiale presentato è, in parte, proprietà di Giuseppina Bandiera Valentini, discendente di Luigi Maggi, combattente delle Dieci Giornate.

Congedo per servizio militare assolto nelle truppe imperiali.

I giovani bresciani abili alla leva e chiamati a prestare servizio militare venivano abitualmente assegnati a destinazioni lontane dalla regione di origine.
In questo modo si intendevano diminuire i rischi di una sollevazione popolare nelle diverse zone dell'impero.
D'altra parte gli Ungheresi, i Moldavi e soprattutto i Croati venivano impiegati in Lombardia.

Molti dei giovani che, dopo le speranze deluse del 1848, facevano ancora affidamento sulla vittoria piemontese, avevano disertato per arruolarsi nelle truppe di Carlo Alberto (particolarmente nella Legione Lombarda).
Altri si erano organizzati nei corpi franchi, come quello di Don Boifava.
Altri ancora si erano semplicemente dati alla macchia, in attesa degli eventi e confidando sul perdono imperiale, concesso fino al termine del mese di aprile.
Ne conseguiva che in Brescia, nel marzo del 1849, non c'erano molti giovani in grado di combattere.
Chi furono i combattenti delle Dieci Giornate? Per la maggior parte si trattò proprio dei congedati dai reparti imperiali, uomini già maturi e con qualche conoscenza delle armi e della disciplina militare.
Erano questi gli insorti più preparati alla lotta, quelli di cui il Comitato di pubblica difesa non si fidò mai interamente, temendo chi aveva già servito il nemico.

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